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Com’era dolce la pace.
Le risate dei bambini
si rincorrevano tra le strade,
mentre il sole, con le sue mani d’oro,
accarezzava i tetti e le piazze
della mia amata città.
I volti erano sereni,
i cuori leggeri,
e il domani sembrava un dono
da custodire per sempre.
Poi, all’improvviso,
il cielo ruggì.
Un boato squarciò il silenzio
e il giorno si vestì di paura.
Dal cielo caddero bombe,
inermi e spietate,
come una tempesta senza fine.
Urla.
Pianti.
Terrore.
Sgomento.
Dove prima c’era vita,
rimase soltanto polvere.
Le case crollarono,
le strade si spezzarono,
e il fumo oscurò quel sole
che poche ore prima
illuminava la speranza.
In un battito di ciglia
la mia città cambiò volto:
un mare di macerie,
sogni infranti,
e occhi colmi di dolore.
Nemici ovunque,
avanzavano come ombre,
portando con sé
distruzione e morte.
O città mia,
ferita e sofferente,
quante lacrime hai versato?
Quanti figli hai visto cadere
senza poterli proteggere?
Eppure continuo a sperare,
oltre il fragore delle armi,
oltre il fumo e le rovine.
Perché so che un giorno
torneranno le risate dei bambini,
tornerà la luce nelle strade,
e il vento porterà via
il ricordo dell’odio.
Tornerà la pace,
quella vera,
che Dio ha seminato
nel cuore degli uomini,
quella pace preziosa
che nessuna guerra
dovrebbe mai rubare.